Guida alle serate nelle discoteche a Napoli

aprile 8, 2015 by · Leave a Comment
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Napoli è una città viva, eccentrica ed elettrizzante, che stimola quotidianamente cittadini e turisti, non solo grazie alla ricco mix di cultura, storia e tradizioni che possiede, ma anche dalle grande attrazioni, manifestazioni ed eventi che avvengono tra i suoi vicoli e le sue piazze, dando voce a un turbinio di suoni, colori e passioni.

Il Vomero per esempio, è una delle zone preferite per chi ama la buona birra e un quell’atmosfera rilassante e decisa che si ritrova nei pub; poiché proprio al Vomero Napoli presenta i migliori pub della città, dove sarà possibile gustare birre e piatti eccellenti, sia della tradizione partenopea ma anche i migliori delle altre tradizioni, tutto accompagnato dalla giusta dose di allegria e fascino.

Inoltrandosi nella zona di Chiaia invece, ci si ritroverà in un quartiere caratteristico, con piccoli vicoli, stradine antiche e consumate e una marea di piccoli locali, caldi e accoglienti, che paiono esser una continum dele stradine, pronti a offrire il meglio di Napoli e dei suoi abitanti. Questi localini sono i così detti “baretti”, veri gioielli per i napoletani, che di solito amano poter passare la serata alternando un baretto e l’altro, tentando di provare più specialità possibili nell’arco di una sola notte.

Poi vi è il Lungomare di Napoli, che grazie ai suoni e agli odori del mare, darà il giusto tocco di magia e atmosfera a qualsiasi serata, soprattutto nei casi in cui si sia in coppia. Locali per tutti i gusti si presentano in questo scorcio di Napoli, dove il mare, da dove giunse la sirena Partenope, abbraccia la città e la gente accoglie l’abbraccio dando vita a una movida piena di brio e divertimento.

Scoprire quale possa esser la migliore serata a Napoli è semplicissimo, basta seguire i consigli su localinapoli.net, dove l’aggiornamento di attrazioni ed eventi è costante, per dar modo di poter sempre offrire il meglio che avviene a Napoli.

Napoli Teatro Festival Italia 2010

maggio 4, 2010 by · Leave a Comment
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La terza edizione del Napoli Teatro Festival Italia, si terrà a Napoli dal 4 al 27 giugno 2010. Organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival presieduta da Rachele Furfaro, direttore artistico e organizzativo Renato Quaglia, come nei primi due anni sarà un Festival internazionale di creazione, che promuove nuove progettualità internazionali, utilizza come palcoscenico architetture e intere parti della città, invita artisti in residenza a Napoli, commissiona testi originali, propone ai registi spettacoli site-specific.

23 i luoghi della città coinvolti: teatri storici e off, il Real Albergo dei Poveri, il Maschio Angioino, ma anche per la prima volta l’ex Birreria di Miano, il Dormitorio pubblico, il Real Orto Botanico, le scale del Petraio.

38 gli spettacoli del programma ufficiale (con i 39 del programma del Fringe Festival, saranno 77), di cui 12 promossi e prodotti dal Festival, 13 coprodotti, 13 partecipati.

La durata (il tempo per raccontare, per ascoltare una storia) è uno dei temi dominanti della terza edizione, con spettacoli di 12 ore o di soli 10 minuti; così lunghi da essere presentati a puntate (ogni giorno, per 20 giorni), oppure in due giorni e una notte; e poi spettacoli sul calcio e sul fenomeno Maradona; sui vincitori e sui vinti della storia; spettacoli che usano le nuove tecnologie, come il 3D, o che rivisitano i classici e portano la sensualità del tango in una toilette.

Quest’anno il Festival apre il programma ufficiale con una anteprima (29 e 30 maggio). In uno dei due teatri realizzati all’ex Birreria, sarà Lipsynch (“cantare in playback”) del drammaturgo, attore e regista canadese Robert Lepage ad aprire il terzo anno del Festival e a raccontare, mettendo la tecnologia al servizio del teatro, in 9 ore 9 storie tra loro intrecciate, con 9 protagonisti cantanti. Dura 9 ore anche Auguri e figli maschi di Antonio Latella, sei monologhi per altrettanti sguardi d’autore sul Fondamentalismo religioso, politico e culturale.

Dura 12 ore, invece, I Demoni di Dostoevskij adattato per la scena da Peter Stein che invita pubblico e attori a rimanere insieme per un giorno intero, con intervalli, pranzo e cena compresi (il Festival promuove la tournée internazionale di questo spettacolo, che in Italia sarà solo a Milano e Napoli). Spettacolo di lunga durata è anche Delitto e castigo, che dura due giorni da trascorrere nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, dormendo in un albergo di questa parte di Napoli così simile alla città di San Pietroburgo di Dostoevskij, registi Gaetano Ventriglia (tra i protagonisti del Napoli Fringe Festival 2009) e Silvia Garbuggino.

Manuela Cherubini firma il debutto italiano della prima soap opera teatrale, scritta dall’argentino Rafael Spregelburd. Uno spettacolo (teatro-novela) a puntate che dura un’ora ogni giorno, per venti giorni (quasi l’intera durata del Festival), coinvolgendo più di cento personaggi, e che avvicina fino a confonderle in una sola, Napoli e Buenos Aires.

La città di fuori/La città di dentro è lo spettacolo di Mario Gelardi, Giuseppe Miale Di Mauro e Angelo Petrella (autore anche del romanzo da cui è tratto) che va in scena in tre giorni consecutivi.

L’attesa è invece il titolo del progetto con cui il Festival entra in alcuni dei luoghi in cui, restando in attesa del nostro turno, ci trasformiamo in spettatori, voyeur delle vite degli altri. Cinque compagnie teatrali interpreteranno in questi luoghi, durante il festival e senza preavviso, brevissime pièce scritte per il Festival da 10 autori. Saranno scene tali da non rendere chiara la sottile differenza tra un dialogo scritto e recitato e uno di vita vissuta, tra finzione e realtà. Lo spettatore involontario dell’uno e dell’altro, potrà cercare intorno a sé il teatro-breve dell’attesa, in una città teatrale come nessun’altra. Mario Fortunato ha curato per il Napoli Teatro Festival Italia la commissione dei testi delle 10 piéce a 10 scrittori: Dacia Maraini, Vincenzo Consolo, Andrea De Carlo, Maria Pace Ottieri, Milena Agus, Sandra Petrignani, Elisabetta Rasy, Ivan Cotroneo, i giovanissimi Pulsatilla e Paolo Di Paolo. La città fa da palcoscenico anche a Ramblas: vie permanenti dell’arte di strada (tra le performance del Napoli Fringe Festival 2009) con la direzione artistica di Giulio Barbato e Claudio Javier Benegas.

Nell’anno dei Mondiali in Sudafrica, il Napoli Teatro Festival Italia propone due spettacoli sul calcio: Football, football del regista bosniaco Haris Pasovic che con parole e danza celebrerà il gioco più bello del mondo che travalica nazioni, classi, ideologie e religioni (lo spettacolo è una coproduzione internazionale e porterà il Festival a Johannesburg durante i Mondiali di Calcio) ed El Diego – Concerto n.10, musica d’autore per goal e orchestra, cantata per grande banda e voci maschili (concerto-spettacolo con cui il Festival ritrova, dopo la prima edizione, il maestro Roberto De Simone a cui ha commissionato la partitura che sarà eseguita dall’Orchestra del Teatro di San Carlo nel Massimo napoletano e accompagnerà le immagini del “pibe de oro” che scorreranno su un mega schermo).

A scrivere la storia sono solo i vincitori o anche i vinti? Anche i vinti disegnano il futuro? Gli interrogativi accompagnano alcuni spettacoli e attività del Festival 2010. Per Matthias Langhoff in Cabaret-Hamlet (rivisitazione del classico shakespeariano dove la vendetta assume i toni di una farsa) Amleto non è principe incerto, ma un vinto, che non è riuscito a raggiungere nessuna delle sue mete e dei suoi doveri. Marco Baliani nella Repubblica di un solo giorno parla dell’ultima notte della Repubblica di Roma che nel 1848, prima della certa sconfitta della mattina seguente, riuscì comunque a essere all’origine delle democrazie europee di oggi e si chiede “quando il sogno è bello, i vinti diventano più importanti dei vincitori?”. Il regista francese Michel Didym in Le tigre bleu de l’Euphrate mette in scena le ultime ore di vita di Alessandro Magno, sconfitto da se stesso dopo aver ridisegnato il mondo antico.

Di un’epopea di insolubili conflitti animata solo da vinti racconta Romeo and Juliet del giovanissimo regista inglese Alexander Zeldin, che fa della storia d’amore shakespeariana una tragedia multietnica e poliglotta pervasa da contrapposizioni tra padri e figli, europei e immigrati. É questo il nuovo spettacolo della Compagnia Teatrale Europea, creata nel 2008 dal Napoli Teatro Festival Italia, quest’anno composta da artisti della nuova Europa multietnica (nordafricani e mediorientali immigrati in Italia, di prima e seconda generazione).

L’uso delle immagini, della tecnologia e del 3D è un altro degli elementi ricorrenti del programma 2010 del Festival: Devo partire. Domani è la videoinstallazione che riscrive in chiave postmoderna Teorema, capolavoro di Pier Paolo Pasolini. Nell’opera per il Festival di Napoli, l’artista di Singapore Ming Wong (Leone d’oro alla Biennale di Venezia 2009) riscrive il testo, ambientandolo all’ombra del Vesuvio e interpretando da solo tutti i personaggi del film. Torna al Festival con L’uomo che Dava da Bere alle Farfalle la Compagnia cilena TeatroCinema, che nel 2008 presentò Sin Sangre, per unire ancora una volta il linguaggio teatrale alle tecniche cinematografiche e musicali alla ricerca di un linguaggio espressivo originalissimo. Fa uso del video anche Lisa Ferlazzo Natoli in Ascesa e rovina della città di Mahagonny, var. 1 Passaggio a Napoli spettacolo ispirato alla “città senz’anima” ideata da Brecht che la regista mette a confronto con Napoli. Mentre Benedetto Sicca, giovane regista napoletano che si è messo in luce nella prima edizione di E45 Napoli Fringe Festival, firma Les Adieux opera prima di Arianna Giorgia Bonazzi, dove il teatro interagisce con le più sofisticate tecniche del 3D.

Dopo molti anni torna in Italia il regista Jorge Lavelli che con il grande attore spagnolo Josè Ramón Fernández porta, all’epoca della grave crisi economica mondiale, il suo adattamento de El Avaro di Moliére; Alessandro Gassman firma la regia di Immanuel Kant di Thomas Bernhard , un testo mai presentato in Italia che condurrà lo spettatore in un viaggio grottesco ai confini della ragione; dopo il successo riscosso durante la seconda edizione con La Partenope, il visionario regista e drammaturgo spagnolo Gustavo Tambascio mette in scena Frankenstein dal romanzo di Mary Shelley, testo simbolo del tardo romanticismo.

La danza sarà presente al Festival con Claire Cunningham, rivelazione dello scorso Fringe Festival di Edimburgo, che porta in scena con ME (Mobile/Evolution) la possibilità di danza e stupefacente movimento armonico per chi può muoversi solo con le grucce. La compagnia The Tokyo Ballet danzerà con la coreografia di Maurice Béjart in Danses Greques, Don Giovanni, Sacre du Printemps.

Rodrigo Pardo, protagonista l’anno scorso di ROOF a live movie/Napoli, torna per presentare Tango Toilet, sensuale tango danzato nello spazio angusto di una toilette posta nella vetrina lungo una strada.

Napoletango è il titolo del nuovo spettacolo di Giancarlo Sepe che racconta la storia di una famiglia del sud al ritmo della musica di Gardel, Santaolalla, Piazzola, Bacalov. Davide Iodice mette in scena La fabbrica dei sogni partendo dai racconti degli ospiti del Dormitorio pubblico di Napoli; e gli svizzeri Martin Zimmermann e Dimitri De Perrot raccontano in Öper Öpis piccoli e grandi drammi quotidiani, sfidando la forza di gravità con tono umoristico e paradossale.

Dall’Inghilterra arriva Guruguru, performance-terapia di Ant Hampton che mette in evidenza l’incapacità del cittadino consumatore di distinguere tra ciò che vuole e ciò di cui ha bisogno. Mentre è ispirata ai maestri dell’orrore (Maupassant, Poe, Lovecraft…) la performance site-specific della Compagnia franco italiana A.R.I.A.

Gli spettatori di Plane food cafè installazione-performance dell’inglese Richard DeDomenici entreranno nell’abitacolo di un Boeing 747, ricostruito per l’occasione e vivranno l’esperienza di un volo di linea, compreso il momento “topico” del pranzo.

Brat (fratello) cantieri per un’opera rom diretto da Salvatore Tramacere è il risultato di un workshop teatrale svoltosi in Serbia e nato con l’obiettivo di far integrare la cultura rom con quella serba. Il Signor di Pourceaugnac, farsa minore di Molière, è lo spettacolo che i corsari di Emanuele Valenti, neo direttore artistico di Punta Corsara, presenteranno al Festival.

Giovani registi portano in scena i testi commissionati dal Napoli Teatro Festival Italia: Giovanni Scacchetti firmerà Diciotto Carati scritto dal cileno Antonio Skármeta ; Sandro Mabellini Tu (non) sei il tuo lavoro di Rosella Postorino; mentre Claudio Di Palma uno studio per il testo Mezza Porta dello scrittore irlandese Colum McCann (produzione dell’edizione 2011 del Festival).

In giugno sarà presentato in anteprima Napoli non si misura con la mente, progetto sperimentale di cinemateatro televisivo, prodotto dal Festival e dalla sede RAI di Napoli, su testo scritto da Manlio Santanelli, messo in scena da Serena Sinigaglia e adattato per lo schermo da Claudia De Toma.

Eventi Valle d’Aosta: mostra personale di Diego Cesare

Eventi Valle d’ Aosta: mostra fotografica di Diego Cesare

VOLTI E LUOGHI – 41 ARTIGIANI SVELATI DA 1 FOTOGRAFO

L’Assessorato delle attività produttive e la Presidenza della Regione Valle d’Aosta, in collaborazione con l’Associazione Forte di Bard, l’Institut Valdôtain de l’artisanat de tradition (IVAT) e il Museo dell’ artigianato di tradizione (MAV) comunicano che giovedì 3 dicembre al Forte di Bard alle ore 17 si terrà l’inaugurazione della mostra personale del fotografo Diego Cesare dal Titolo: Volti e luoghi – 41 artigiani svelati da 1 fotografo.

La mostra, grazie alla collaborazione con l’IVAT ed all’apporto del Museo dell’artigianato valdostano di tradizione, svela al grande pubblico, attraverso un percorso di 82 immagini fotografiche, l’identità e le attività di artigiani valdostani tra i protagonisti della millenaria Fiera di Sant’Orso.
Accanto ai ritratti degli artigiani, tutti volutamente oltre i 75 anni, è abbinata l’esposizione di parte della loro produzione artigianale, al fine di evidenziare e valorizzare il loro lavoro, spesso silenzioso.
Attraverso le immagini si può cogliere l’espressione e la particolarità di un territorio che prende voce dalle esperienze composite di testimoni eccellenti che, con le loro opere, perpetuano una tradizione millenaria, rinnovata ogni giorno nei laboratori artigiani.


Questi personaggi hanno saputo traghettare, dal primo dopoguerra ad oggi, il sapere delle precedenti generazioni, nel rispetto della tradizione e della cultura che l’ artigianato valdostano racchiude nella sua espressione.

L’esposizione resterà allestita dal 4 dicembre 2009 al 14 febbraio 2010, e sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 11 alle 18, nelle sei sale delle cantine al piano dell’opera Carlo Alberto, al Forte di Bard.

 

 Il costo del biglietto d’ingresso è di 2 euro.

 

 

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